CHALLENGE VENICE – IRONMAN – 11 giungo 2017, Venezia

Un grandissimo Massimo Gavioli ha partecipato domenica scorsa al suo primo long distance, chiudendo il Challenge Venice in 13 ore e 42.
Max ci racconta di aver assaporato l’incredibile atmosfera di questo grande evento sin dalle prime luci dell’alba, quando le calli della nostra bella Venezia si sono dipinte dei colori dello sport e e l’entusiasmo, i timori, le palpitazioni di centinaia di atleti hanno elettrizzato l’aria in attesa della grande prova.

3,8 km di nuoto da Venezia a Parco San Giuliano, 180 km di bici e, appena scesi dal sellino, via per la maratona! Una maratona! 42 km di corsa! Dopo essersi già sobbarcati almeno dalle 8 alle 9 ore di fatica sportiva!! Solo questa considerazione trasmette l’idea dell’enormità dell’impegno richiesto!
E avvicina anche l’inesperto a comprendere la quantità di allenamento necessario anche solo per tagliare quel traguardo, senza pretese di tempo e risultato! Anche l’inesperto, se mette mentalmente in fila, ora dopo ora, i chilometri di nuoto, di bici, di corsa necessari per dirsi un Finisher, se prova ad immaginare la stanchezza nelle braccia dopo i primi chilometri in laguna, l’acqua salmastra che ti impregna le narici, e poi i muscoli delle gambe tesi nella spinta, lunga, costante, delle decine di chilometri sull’asfalto, con lo sguardo fisso tra la ruota e l’orizzonte, il sudore che ti gocciola dal mento, il fruscio dell’aria sulle orecchie e l’impercettibile ticchettio della catena che scorre nei suoi ingranaggi; e poi i tremolii delle cosce affaticate, negli ultimi chilometri, che par quasi che dei chiodi si infilino nelle fibre muscolari per impedirti la pedalata successiva; e infine la corsa, con il caldo che ti fa abbassare la cerniera del body, la fronte che si impregna di sudore e il sudore che sulle braccia, sul collo, s’impasta con la polvere raccolta in bici. La sete, l’elastico del pettorale che ti gratta le gambe, e poi, inesorabili, le tensioni dei polpacci, e dei quadricipiti, che si spingono innanzi, e quel traguardo che sembra non arrivare mai.

Se prova a immaginare tutto questo, anche l’inesperto probabilmente arriva a comprendere che non è solo una sfida fisica, ma anche e soprattutto mentale.

E questa sfida il nostro Massimo l’ha superata, nonostante la foratura subita nela frazione bike, nonostante il vento che lo ha disturbato negli ultimi 50 chilometri, nonostante il caldo che gli ha fiaccato ulteriormente le gambe nella maratona, all’interno di un bellissimo parco San Giuliano, per fortuna spazzato da una provvidenziale brezza!

Quel che l’inesperto non può comprendere, invece, è la gioia, la soddisfazione, la meraviglia che ti esplode nel petto quando avvisti l’arco d’arrivo, quando lo speaker ti saluta e cita il tuo nome agli spettatori che ti tendono la mano per un “cinque” e tu tagli quel traguardo che hai sognato ogni giorno per mesi, pensando puntualmente di non farcela.
La stessa gioia che ha provato Massimo, a cui vanno tutti i nostri complimenti.

Luigi Fini

 

  • Giugno 15, 2017
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